VI domenica ordinaria amici della Parola Vangelo di Marco 1, 40-45

Pubblicato giorno 12 febbraio 2021 - Educazione e spiritualità, In home page

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Gesù, il guaritore, è il più grande ferito. Il Rabbi Giosuè ben Levi capitò davanti al profeta Elia che stava ritto sulla porta della caverna del Rabbi Simeron ben Yohai. E chiese ad Elia: «Quando verrà il Messia?». Elia rispose: «Vai a domandarglielo tu stesso». «Dove si trova?». «È seduto alle porte della città». «Come potrò riconoscerlo?». «È seduto tra i poveri coperti di piaghe. Gli altri tolgono le bende a tutte le loro piaghe nello stesso tempo e poi rimettono le fasce. Ma egli toglie una benda alla volta e poi la rimette dicendo a se stesso: “Potrebbero aver bisogno di me; se ciò accadesse io devo essere sempre pronto per non tardare neppure un momento”» (cit. in H. Nouwen, Il guaritore ferito, 98). Il Messia è allora colui che ci guarisce attraverso le sue ferite; non nel segno dell’onnipotenza, ma dell’amore. Egli pratica l’ospitalità per far nascere una comunione fraterna, in cui ogni creatura fragile è una pietra viva e necessaria. Paradossalmente, proprio le ferite diventano aperture e occasioni di sguardi nuovi.

Qual è il male del nostro tempo? Forse la lebbra oggi non è una malattia che ci fa paura, ma a partire dalla pandemia abbiamo ben chiaro cosa significhi essere contagiati a partire dalla quarantena. E’ il Covid-19 a generare in noi un senso di responsabilità nei confronti dell’altro oppure se la distanza fisica. La povertà, la solitudine, la mancanza di accoglienza, il giudizio, l’emarginazione sono mali del nostro tempo e rendono “lebbrosa” la nostra società.

E’ il contatto da vivere. Nella storia della chiesa tanti uomini e tante donne, illuminati dallo Spirito e in ascolto sincero della Parola, hanno saputo vivere lo stile di Gesù e hanno raggiunto i lebbrosi del loro tempo (poveri, prostitute, emarginati) attraverso un incontro, un sorriso, un messaggio di speranza. Questa è la potenza del Vangelo che cambia il mondo. Gesù insegna a coinvolgersi, a farsi vicini, a toccare e lasciarsi toccare. Ci sono piccoli gesti che ci permettono di curare chi sta male. CON-TATTO!  Relazionarsi con delicatezza con l’altro. Gesù non

teme di sporcarsi le mani con la vita di ogni Persona, Uomo-Donna!  La condivisione è il primo passaggio fondamentale per offrire una salvezza che non riguarda solo il corpo. Ma noi siamo disposti a continuare questa opera di Dio? Siamo pronti a “salvarci” gli uni gli altri?

Nel grigiore mondiale noi cristiani proviamo a sentirci più Sole di Dio ?

(foto di don g.q. dalla Sighignola – Lanzo d’Intelvi)

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