L’unicità di Gesù Cristo

Pubblicato giorno 30 ottobre 2018 - Educazione e spiritualità, In home page

Cristo Pantocratore
Maestri bizantini, Cristo Pantocratore, mosaico, 1145-1148, Cefalù, Cattedrale

di Giacomo Biffi

“Con molta frequenza si sente dire che tutte le religioni sono uguali; tutte hanno del buono; fra tutte ciascuno può scegliere liberamente, press’a poco come liberamente si può scegliere tra le diverse squadre di calcio da sostenere. In chiaro contrasto, noi dobbiamo insegnare senza ambiguità e senza paura la singolarità di Cristo e l’assoluta irriducibilità del cristianesimo.

I «luoghi comuni» che propongono l’interscambiabilità e la relatività di tutte le religioni non toccano e non chiamano in causa il cristianesimo, il quale, primariamente e per sé, non è una religione né un’ideologia né una cultura né una morale né una liturgia. Primariamente e per sé è un «fatto», anche se è un fatto che implica e contiene delle concezioni religiose, delle norme etiche e dei riti propri. E in quanto «fatto» è imparagonabile con quelli che si presentano soltanto come «culti» o «dottrine».

Essendo assolutamente eterogeneo, il cristianesimo non può essere classificato; e non tollera di essere collocato «tra» le varie forme espressive dello spirito. Così come Gesù, il Figlio di Dio crocifisso e risorto, non può essere assimilato ai fondatori di religione o agli altri uomini della storia: classificarlo e collocarlo significherebbe fraintenderlo.

Tutto ciò andrà ribadito senza stanchezza nelle catechesi a tutti i livelli, in tutte le occasioni di annuncio e di testimonianza, in tutti i momenti di confronto e di dialogo, in tutti gli ambienti, perché molti nostri fratelli sono vittime dell’indifferentismo – quando addirittura non si fanno buddisti, musulmani, adepti alle sette (crocifiggendo così il Figlio di Dio una seconda volta, secondo la severa parola di Ebrei 6,4-8)[1] – solo perché non sanno chi sia Cristo in se stesso e che cosa propriamente sia il cristianesimo.

Questo sarà il secondo cardine della nostra azione pastorale dei prossimi anni: riscoprire e far riscoprire l’unicità di Gesù Cristo e il primario carattere di «avvenimento» della salvezza cristiana”.

Cardinale Giacomo Biffi (Milano 1928 – Bologna 2015), “Christus Hodie”.

[1] Infatti quelli che sono stati una volta illuminati e hanno gustato il dono celeste e sono stati fatti partecipi dello Spirito Santo e hanno gustato la buona parola di Dio e le potenze del mondo futuro, e poi sono caduti, è impossibile ricondurli di nuovo al ravvedimento perché crocifiggono di nuovo per conto loro il Figlio di Dio e lo espongono a infamia. Quando una terra, imbevuta della pioggia che vi cade frequentemente, produce erbe utili a quelli che la coltivano, riceve benedizione da Dio; ma se produce spine e rovi, è riprovata e prossima a essere maledetta; e la sua fine sarà di essere bruciata.

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