7 di Pasqua – Amici della Parola Gv 17,20-26

Pubblicato giorno 27 maggio 2022 - Educazione e spiritualità

Quante domande la Parola rivolge al cercatore di Dio. Perché cercate fra i morti uno che è vivo? Uomini di Galilea, perché continuate a guardare il cielo?
Dio ci interroga, ci scuote, ci invita ad andare oltre, a crescere, a credere. No, non dobbiamo cercare in cielo il volto di un Dio che ha camminato sulla terra. Lo possiamo cercare là dove ha deciso, per sempre, di abitare: in mezzo alla comunità di coloro che credono nel Nazareno. Però  invece di incontrare il volto radioso e sereno del Maestro, incontriamo il volto rugoso e scuro dei cristiani…

Il nostro non è un Dio manager amministratore di una multinazionale del sacro che dirama le direttive e un numero verde per le emergenze.
Il Dio presente, il Dio in cui crediamo è il Dio che accompagna, certo, ma che affida il cammino del vangelo alla fragilità della sua Chiesa. 

Per questo il vangelo di questa domenica ci riporta a chiedere lo Spirito  santo come fondamento dell’unità dei cristiani, testimoni di una possibile unità fra tutti gli esseri umani, al di là di lingue, culture, religioni, per il semplice fatto che ci sentiamo e siamo esseri umani. Lo Spirito santo, chiamato  in greco Paraclito (chiamato accanto-vicino) e in latino  Ad-vocatus (chiamato vicino) 

Che compito ha lo Spirito di Dio ? 

Il prete svizzero, uno dei grandi pensatori del Concilio, Hans Urs von Balthasar   fu nominato cardinale da  Papa Giovanni Paolo II , morì il 26 giugno 1988 due giorni prima della cerimonia a Roma…..e credo che fu felice perché non ci teneva all’esteriorità delle vesti ma alla semplicità del vangelo. Sul compito dello Spirito santo scrive:

“ Ci sono molti modi di essere presenti. Se due alberi si trovano l’uno vicino all’altro, sono presenti l’uno all’altro, ma in un senso del tutto esteriore ed imperfetto. Non sanno nulla l’uno dell’altro, non si preoccupano l’uno dell’altro e, nonostante la loro vicinanza, rimangono estranei l’uno all’altro.  La presenza nel vero senso della parola comincia solo nel momento in cui due esseri si conoscono spiritualmente e si mettono l’uno di fronte all’altro consapevolmente. Ciò permette loro di avere interiormente una sorta di immagine l’uno dell’altro, per cui l’altro ha, per così dire, una seconda esistenza in colui con il quale è in rapporto. Anche la solitudine può essere piena della presenza dell’altro ”. 

Lo Spirito Santo, accolto nell’interiorità del cuore, della vita, mette in comunione i due che si confrontano, come i due alberi!

Da cristiani siamo presenti l’uno all’altro? 

Che realtà di chiesa diamo?………c’è da pensare e soprattutto da cambiare molto con umiltà e carità!

Don Gianfranco Quadranti