5 Pasqua C – Amici della Parola Vangelo: Gv 13, 31-35

Pubblicato giorno 12 maggio 2022 - Educazione e spiritualità

Mancano poche domeniche per lasciare Presenza sud da parte mia e delle Suore. Affermare questo ci fa pensare a tutto il contrario di quanto abbiamo udito dal Signore adesso. “Amatevi gli uni gli altri, andate annunciate il vangelo”. Vivere questo vuol dire essere persone aperte. Ma, visto che si parte, in realtà si chiude. Allora? Ho pensato a una cosa che non è stata detta dal testo sacro ma che la suppone e per capire di che si tratta cito l’inizio del passo evangelico “Quando Giuda uscì…” Da dove uscì? Dalla porta! 

Ma cosa dobbiamo tutti fare? Si chiude il Centro, resta chiusa la porta? No, non può essere così perché, da cristiani, dobbiamo tenere la porta aperta sempre. Non tanto quella materiale del Centro ma la porta della mente e del cuore, la porta di portare avanti Presenza Sud. Come? Bisognerà darsi da fare per tenere aperta la porta. Non tocca solo al prete o a un gruppo istituzionale ma tocca a tutti essere porte aperte. Vediamo nei testi sacri quanto è importante la porta.

La storia della salvezza dell’umanità, dalla morte e dal male, inizia nella Bibbia dalla porta dell’Eden che fu chiusa a causa del peccato dell’uomo che rifiuta il suo Creatore, Dio. Ma Dio  al contrario, promette un Salvatore, Cristo, suo Figlio che risorgendo apre per sempre la porta della vita eterna. Nella seconda lettura Dio ci mostra la nuova Gerusalemme con le porte aperte ai quattro punti cardinali. Gli apostoli per paura dei giudei chiusero la porta del cenacolo: quella porta vide i preparativi dell’Ultima cena, fu spettatrice della gioia di chi entrava e usciva per portare cibi e bevande ma fu anche testimone di chi usciva per tradire il Figlio dell’uomo. Mai il Signore sbatté la porta in faccia ad alcuno, anzi lui stesso, risorto da morte, entra anche a porte chiuse per ridonare la pace ai suoi discepoli. Riaprì le porte a Pietro dopo il tradimento e anche a Giuda, nell’estremo tentativo di salvarlo, stampa nel suo cuore una parola: «amico». I discepoli sono amati con amore incondizionato: noi pure adesso, in questo prossimo cambiamento.   Il suo amore rimane, è aperto, totale. Ci credete? Io ci credo perché qui o altrove, da cristiano, devo testimoniare il comandamento dell’amore. La speranza non muore, fa vivere la relazione d’amore con il Signore. Vivetela e troverete, aprirete tutte le porte per andare avanti. Coraggio!

Come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri». 

E questo è il segno distintivo del cristiano, ciò che lo caratterizza e lo fa riconoscere. Il discepolo di Cristo non è tale per una questione anagrafica, perché figura nei registri di battesimo e della cresima. Nei fatti, con le opere, si testimonia se amo veramente Gesù. La prima prova che mostra l’amare realmente Gesù è la fedeltà di rimanere con la Comunità all’Eucaristia domenicale, giorno della risurrezione, nell’ascolto della Parola Vivente e del Pane spezzato. Chi “va a messa”, per primo viva la “missione”, dimostrazione di una vita d’amore a Lui e ai fratelli e sorelle, che sono la Chiesa vivente, famiglia dei figli e figlie di Dio. Persone con la porta aperta!

Don Gianfranco Quadranti

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