2 ordinaria-Amici della Parola Sposi con Dio Vangelo di Giovanni 2,1-11 Le nozze di Cana

Pubblicato giorno 13 gennaio 2022 - Educazione e spiritualità, In home page

anelli (2)

La gioia non nasce da un temperamento ottimistico, ma da una scoperta, resa possibile dalla fede. Dio agisce, è all’opera, e il fedele credente non può che rallegrarsi di quanto accade.

Quello di Cana non è un miracolo come gli altri. In pieno svolgimento di un banchetto di nozze, con invitati numerosi, solo alcune persone sono testimoni dell’accaduto. Si conosce il numero delle anfore di pietra, la loro capienza (da 80 a 120 litri), ma non si sa neanche il nome della sposa.

– Gesù si distingue dal Battista perché mostra come ci siano percorsi diversi per fare la volontà di Dio (come il digiuno e la festa).

– Per ricavare il vino si schiaccia l’uva. C’è un passaggio attraverso la morte per rinascere a una vita nuova. Cana, il primo pasto di Gesù riferito dal vangelo, somiglia stranamente all’Ultima cena. In effetti, le nozze di Cana non sono le nozze simboliche di Israele o della Chiesa con Gesù,

– Il Messia è arrivato. La prova? Il vino, segno inequivocabile di festa, donato con abbondanza, è un vino di qualità, che desta la meraviglia di chi dirige il banchetto. nel ruolo di sposo messianico?

– La narrazione si presta ad un’interpretazione simbolica del gesto compiuto da Gesù. L’acqua per le abluzioni (rito di purificazione) evoca la fragilità della condizione umana: il peccato, ma non solo. Richiama anche la fatica (il sudore), la sofferenza (il pianto), tutto ciò che – in un modo o nell’altro – attenta alla nostra felicità. Il vino, invece, rinvia alla gioia, alla festa, alla pienezza. Prima o poi, per ognuno di noi, arriva il momento in cui il vino  finisce. E allora solo Gesù può risolvere, con la sua presenza, una situazione senza via d’uscita.

– Certo, il racconto è stato scritto con riferimento esplicito alla passione e morte di Gesù. Non illudiamoci di bere il vino delle nozze senza passare attraverso il sacrificio di noi stessi.

Dio è all’opera. Ce ne rendiamo conto? Oppure ne parliamo come se si trattasse di cose passate? Dio è all’opera non solo nelle chiese, durante le celebrazioni, ma lì dove uomini e donne passano la loro esistenza, anche nella sala di un banchetto. Le nostre pene, le nostre difficoltà non gli sono sconosciute (vangelo). Dio è all’opera nella storia, la grande storia in cui siamo immersi, e quella più modesta che ci riguarda da vicino. Siamo in grado di riconoscere la sua azione, grazie alla Parola e ai profeti che continua a inviarci (prima lettura)? Dio è all’opera nella nostra comunità attraverso doni diversi che non hanno di mira i vantaggi che ne ricava il singolo destinatario, ma il bene di tutti. Ecco perché la gelosia, l’invidia, la maldicenza, le rivalità che attecchiscono anche nelle parrocchie, sono il sintomo della nostra cecità e costituiscono un insulto a Dio (seconda lettura).

Cana è ogni luogo in cui si imbandisce la mensa eucaristica e coloro che arrivano possono bere il vino delle nozze messianiche, possono essere rigenerati dal Corpo e Sangue di Cristo. Cana è ogni luogo in cui il Cristo dà appuntamento a questa umanità pellegrina nella storia per accoglierla e trasfigurarla con la sua misericordia. A questa umanità dolente e peccatrice dona la possibilità di un’alleanza nuova ed eterna con Dio.

Don Gianfranco Quadranti

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