Una scuola di vita importante che avvicina i ragazzi a Gesù: essere ministranti

Pubblicato giorno 2 dicembre 2019 - Attività parrocchiali, Educazione e spiritualità, Gruppo ministranti, In home page

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Un gruppo di ministranti della nostra parrocchia, ha partecipato domenica 1 dicembre 2019 all’incontro per chierichetti e ministranti della Diocesi di Lugano

Chierichetti non sono solo le  bambine e i bambini, ma anche i più  grandi. «Vogliamo coinvolgere tutti: ecco perché utilizziamo anche il termine  ministranti, in modo che sia  chiaro che chiunque presta il suo servizio all’altare può partecipare alla  giornata a loro dedicata», lo sottolinea  don Emanuele Di Marco, che,  per il Centro di Liturgia Pastorale della Diocesi di Lugano, ha organizzato domenica 1. dicembre a Lugano un  incontro per chierichetti e ministranti  di tutte le parrocchie del Ticino.  Il tema scelto è stato preso dalla lettera pastorale del vescovo Valerio Lazzeri «Come in cielo così in terra».

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«Il chierichetto è qualcuno che lavorando  sulla terra aiuta a vivere il cielo.  È addetto alla liturgia, dove si  rende presente il Signore qui sulla  terra, ed è dunque un testimone privilegiato», evidenzia don Emanuele.  Scopo della giornata è stato quello di  ritrovarsi, di sentirsi parte di un gruppo più ampio, e di imparare qualcosa di nuovo attraverso una caccia al tesoro. I ministranti hanno dedicato del tempo anche alla riflessione insieme con il Vescovo Valerio.

Ma quale è il «plusvalore» dell’essere  chierichetto? «Per il bambino  assume un ruolo importante, perché già da piccolo viene a contatto con la liturgia, scoprendone, anche  attraverso i gesti, i simboli, gli oggetti,  il valore spirituale: è  dunque un terreno fecondo», evidenzia don  Emanuele Di Marco, che non nasconde una certa preoccupazione per la diminuzione dei  chierichetti nelle parrocchie.  «Ho paura che  ci sia una certa disaffezione  rispetto a questo ruolo, perché si ha l’impressione che non sia così utile. Ma il discorso del chierichetto è molto più ampio dell’utilità: è un’esperienza di crescita e un trampolino di lancio. Ad esempio, quante vocazioni al sacerdozio sono  partite da questo servizio».

«Non mi ricordo la prima volta  che ho fatto la chierichetta, avrò  avuto sei o sette anni, ma questo servizio  è stato per me fondamentale  perché ha gettato le basi della mia  conoscenza e della mia amicizia  con Gesù», ci racconta Lisia Rusconi.  «Mi ha chiamata il parroco di  Pazzallo, dove abitavo, con il quale  si è creato fin da subito un bellissimo  rapporto. Per me era una cosa  importante poterlo aiutare sull’altare,  mentre lui celebrava la messa, era una cosa grande, che sentivo come  sacra e questo  mi dava molta  gioia». Lisia ricorda  con affetto l’amico d’infanzia con il  quale ha condiviso questa esperienza.  «Nel fare questo servizio insieme, fra  noi cresceva anche  l’amicizia». Tutto questo l’ha tenuta  vicino anche alla Messa. «Avevo un  impegno, che ho preso con responsabilità».  «Quello che è venuto dopo, come  essere catechista e insegnare religione trova il suo inizio, il suo giardino, in questo servizio», sottolinea Lisia, che ha trasmesso la sua esperienza anche ai quattro figli. «È stata una cosa molto naturale. Insieme a mio marito, fin da piccoli li abbiamo  portati in chiesa e ad un certo punto ho proposto loro di fare i chierichetti, non però come un’imposizione, e li ho accompagnati». Per Lisia la relazione fra sacerdote  e i ragazzi è fondamentale in questo  servizio. Se il parroco diventa un punto di riferimento, allora scaturisce anche la gioia. «Avvicina i ragazzi a ciò che ci è chiesto come cristiani:  amare nel servizio. È una scuola  di vita».

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«Quando ho iniziato a fare il chierichetto  nella parrocchia di Capolago andavo ancora all’asilo e non avevo il camice, perché le taglie disponibili erano tutte grandi», ci confida Luca Bonsignore. Ad attirarlo verso questo servizio sono stati la curiosità, il parroco, gli amici  dell’oratorio. «Per me è stata un’opportunità di crescita personale e di  avvicinamento al servizio, non solo all’altare, ma anche nella vita quotidiana», sottolinea. Oggi si occupa della formazione dei chierichetti nella parrocchia di Mendrisio. «Mi dedico alla parte pratica: insegnare ai ragazzi come muoversi, cosa fare durante le celebrazioni, spiegando anche il significato di ciò che ci sta facendo». Un impegno notevole, con incontri settimanali prima o dopo la messa per «esercitarsi» e arrivare pronti alle celebrazioni. Ma è anche un’opportunità per vivere un’esperienza di gruppo e di collaborazione. «Gli incontri diocesani sono utili, perché aiutano a farsi coraggio e a vedere che anche nelle altre parrocchie c’è questa realtà: non c’è da vergognarsi a dire che si fa il  chierichetto, anzi è una preziosa testimonianza», evidenzia Luca.

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La giornata diocesana per i chierichetti  e i ministranti, organizzata dal Centro di Liturgia Pastorale, è giunta quest’anno alla terza edizione. I ministranti di tutta la Diocesi si sono riuniti nella Basilica del Sacro Cuore di Lugano, hanno fatto una con caccia al tesoro e formazione pratica  e alle 15.30 hanno incontro il vescovo Valerio Lazzeri. L’incontro si è concluso alle ore 16.00 con la preghiera e la benedizione del vescovo e una gradita merenda offerta generosamente a tutti i presenti.

Ecco alcune foto dell’incontro dei ministranti di quest’anno.

Articolo dal portale cattolico svizzero catt.ch

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