Messaggio del Vescovo Valerio ai fedeli della Diocesi di Lugano

Pubblicato giorno 15 marzo 2020 - Avvisi e inviti, Educazione e spiritualità, In home page

Vesc

Prot. N. 312 / 2020
Lugano, 14 marzo 2020
Ai Fedeli della Diocesi di Lugano

Carissimi,

Quello che da alcuni giorni temevamo è diventato un’ineludibile realtà. Allo scopo di arginare il più possibile la diffusione del coronavirus, e considerata l’oggettiva difficoltà di garantire, nelle diverse situazioni celebrative, l’osservanza di tutte le precauzioni richieste, sentite le competenti Autorità civili, mi vedo obbligato a sospendere già dalla mezzanotte di oggi, ogni forma di raduno in ambito ecclesiale.

E una situazione del tutto inedita, che comporterà la rinuncia a ogni manifestazione comunitaria della fede. Non si tratta soltanto di adeguarsi a disposizioni civili imposte, ma di prendere coscienza del rischio grave di favorire, sia pure involontariamente, la diffusione di un’epidemia di cui nessuno è in grado oggi di misurare fino in fondo le conseguenze ultime per la vita di tutti.

Sentimenti contrastanti

Come cristiani, certo, ci sottomettiamo a questa necessità con sentimenti contrastanti. Da un lato, infatti, siamo consapevoli e convinti di dover dare il nostro contributo al bene della collettività. Dall’altro, però, non possiamo nascondere il nostro dolore e il nostro interiore combattimento di fronte a una simile decisione. Essa, infatti, tocca nel vivo la modalità ordinaria di attuare, nel tempo e nello spazio, la nostra appartenenza al corpo di Cristo che è la Chiesa. La partecipazione comunitaria all’Eucaristia è, ogni domenica, l’espressione visibile del nostro essere una cosa sola nel Signore Gesù, vincitore del peccato e della morte. Ci permette di nutrirci del cibo sostanziale che sostiene il nostro cammino su questa terra. Ci sentiamo giustamente smarriti e orfani senza questo nutrimento vitale del nostro essere cristiani.

Sofferenza per un’assenza

Da parte mia, vi confesso che non avrei mai pensato di dovermi trovare in un simile frangente. Come vescovo, soffro nel vedere i fedeli che non potranno celebrare, in maniera piena, ovvero riuniti in assemblea, il giorno del Signore. Dobbiamo umilmente riconoscerlo: non è mai capitato nella storia della Chiesa di dover chiedere ai battezzati un simile sacrificio! Certo, non sono mancate le persecuzioni che hanno resa clandestina ogni attività pubblica o privata dei cristiani. Ci sono state situazioni in cui la scarsità o l’ assenza di ministri ordinati hanno lasciato senza Eucaristia larghe parti del popolo cristiano. E questo tuttora avviene in molte parti del mondo. Tuttavia, la realtà a cui siamo confrontati attualmente è diversa.

Dobbiamo imitare il passato?

Qualcuno pensa che dovremmo semplicemente seguire gli esempi del passato. Vi sono pur stati santi pastori — come san Carlo Borromeo a Milano in tempo di peste — che al momento di epidemie e di grandi calamità si sono comportati in maniera assai dissimile da quella che ci vediamo costretti ad adottare. Hanno convocato assemblee, innalzato pubbliche preghiere, promosso processioni e cammini penitenziali da fare insieme. Perché non imitarli anche noi oggi?

Discernere alla luce della Parola nell’oggi della storia

La domanda è tute altro che futile e vi assicuro che non mi è facile neutralizzarla con una battuta. Quello però che mi sento di dirvi è che in nessuna epoca di fronte al dramma della storia i cristiani sono riusciti a cavarsela solo facendo riferimento a comportamenti già confezionati e pronti solo da indossare. Rimanendo a contatto con la realtà di quello che accade, la Chiesa sempre cerca di tendere l’orecchio alla Parola attestata dalle Scritture, tenendo i piedi ben piantati nel presente. Essa esercita un discernimento guidato dallo Spirito e non deduce il proprio comportamento da principi ideologici.

Confidenza in Dio e condivisione con le autorità

Ecco perché ci troviamo a condividere come cristiani le scelte sofferte che oggi si impongono a tutti. Certo, noi confidiamo anzitutto in Dio e imploriamo da Lui il dono di essere presto liberati dal male invisibile e insidioso che sta sconvolgendo le nostre vite. Questo però non ci esime dal tenere conto con intelligenza di ciò che possiamo concretamente e ragionevolmente fare per contrastarlo, pronti a cogliere anche nelle circostanze più oscure, difficili e contraddittorie, la mano fedele del Signore. Dobbiamo essere certi che Egli non ci abbandona e sempre ci dà la luce e la forza sufficienti per dare un senso anche alle privazioni più inaspettate.

Dalla mancanza al desiderio

Qui c’è un punto che mi sembra di dover sottolineare: non viviamo con rassegnazione e fatalismo quanto ci sta capitando! “Tutto concorre al bene di coloro che amano Dio” (Romani 8,28). Certo, niente può di per sé sostituire quanto temporaneamente ci è tolto, ma possiamo imparare dal Signore a trasformare la nostra esperienza di mancanza in desiderio più vivo di tornare presto a celebrare insieme i Santi Misteri. Per questo mi permetto di indicarvi alcuni elementi che potranno portarci a trarre frutto anche da questo periodo di singolare digiuno che ci tocca vivere.

La preghiera personale

Penso, in primo luogo, alla preghiera personale. Per noi cristiani è l’ora in cui a ciascuno è dato di riscoprire la serietà del suo inderogabile e insostituibile impegno di cercare il Signore nella sua vita o, meglio, di lasciarsi trovare da Lui in tempi e luoghi precisi della giornata. La Quaresima che stiamo vivendo è cominciata, nel rito romano, con un chiaro invito di Gesù: “Entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto” (Mt 6,6). Dover forzatamente interrompere la nostra abitudine a riunirci in assemblea mette in evidenza l’urgenza, generalmente assai poco avvertita, di questo aspetto della pratica della fede.

La preghiera in famiglia

Penso, inoltre, a ciò che può accadere nelle nostre case. La preghiera fra gli sposi, dei genitori con i figli, sta purtroppo sparendo dalla coscienza dei fedeli. Non ci è forse data l’occasione per riscoprire nell’ambiente familiare dei tempi e degli spazi capaci di significare l’orientamento al Signore, la tensione verso di Lui che ci porta a sollevare lo sguardo, nella fatica come nella gioia, nella supplica come nel rendimento di grazie? Non potendo uscire di casa per andare in chiesa, individuiamo un angolo della nostra abitazione in cui porre un segno: una Bibbia, un’icona, una croce, una candela … Questo costituirà un richiamo alla preghiera, alla Parola di Dio che sempre risuona e all’Eucaristia che stiamo aspettando di tornare a celebrare insieme. Non mancheranno, in questo senso, gli aiuti, anche da parte del nostro Ufficio liturgico diocesano. Incoraggio poi a seguire le Celebrazioni attraverso la televisione, la radio e i social media.

Il richiamo delle campane

Ci sono poi altri aspetti che potranno essere valorizzati in questo tempo di rinuncia obbligata alle celebrazioni comunitarie. Le campane suoneranno per ricordare che l’ Eucaristia continuerà a essere celebrata da ogni presbitero per tutto il santo popolo di Dio e ciascuno, pur rimanendo a casa, vi si potrà unire spiritualmente. L’attenzione a questo umile richiamo sarà l’occasione per ricordare che stiamo attendendo di poter tornare a sederci come invitati alle nozze al banchetto della vera vita. Potrà nascere l’invocazione, l’intercessione per i fratelli e le sorelle, soprattutto per chi sta soffrendo, lavorando e spendendo le proprie energie per gli altri. Si potrà verificare così l’intensità e l’autenticità del nostro desiderio del Signore.

Chiese aperte per la preghiera individuale

Le chiese, inoltre, almeno là dove è normalmente possibile, rimarranno aperte. In tal modo, sarà sempre possibile compiere una visita e sostare in solitudine davanti al luogo dove è custodita l’ Eucaristia, per il conforto dei malati e dei morenti e per il sostegno e la consolazione di tutti noi pellegrini. Ricordiamoci della sapienza di quel contadino incontrato in chiesa dal Santo curato d’Ars! Il modo disarmante di spiegare perché rimane ogni giorno a lungo in chiesa davanti al tabernacolo ci può ispirare: “Lui mi guarda e io lo guardo”. Non è forse un suggerimento prezioso per questo tempo “sospeso” che stiamo vivendo?

Docili allo Spirito per vivere la carità

Infine, ma non certo come ultima cosa, vorrei sottolineare l’importanza, in questa ora particolarmente grave, di rimanere docili alla creatività dello Spirito Santo soprattutto per quanto riguarda l’esercizio della carità. Con l’aiuto delle nostre realtà, impegnate a testimoniare sul territorio la prossimità della Chiesa a tutte le situazione di disagio nella società, bisognerà trovare forme adeguate di presenza alle persone a cui questo momento di crisi porterà un acuirsi delle difficoltà per l’isolamento e l’impossibilità di uscire di casa. Auspico che si possa creare una rete di solidarietà, in maniera da poter venire incontro a chi è nel bisogno e rischia di essere lasciato a se stesso.

Cambiamenti esterni che possono rinnovare il cuore

Insomma, le conseguenze del diffondersi dell’epidemia di coronavirus ci impongono molti cambiamenti nelle nostre abitudini esterne, ma possono anche portarci a rinnovare modi di pensare, atteggiamenti e priorità. Per noi cristiani, questo momento è sicuramente un banco di prova della nostra fede eucaristica, della nostra coscienza del legame indissolubile che c’è tra ciò che celebriamo e ciò che effettivamente viviamo. Ci è data l’occasione di scoprire che l’ Eucaristia non ci è semplicemente dovuta come un servizio religioso regolarmente erogato dall’apposita istituzione, ma la riceviamo sempre e solo come un dono gratuito e immeritato, da imparare ad attendere e desiderare, da accogliere ogni volta come grazia insperata, che dilata i cuori e suscita novità nella vita di ciascuno e nella storia.

Fiducia, senso di umanità, consolazione

Affidiamoci all’intercessione della Beata Vergine Maria, invocata nei nostri santuari ticinesi, dei nostri santi patroni San Carlo, SanfAmbrogio, Sant’Abbondio, San Nicolao della Flüe e di tutti i santi. L’isolamento necessario per combattere il virus ci faccia crescere nella comunione che nessuna misura precauzionale potrà mai spezzare. Il Signore tenga viva in ciascuno di noi la fiducia. Rafforzi il senso di umanità e la benevolenza verso tutti, consoli i malati, doni forza a medici e infermieri, dia luce, saldezza e serenità a chi ha responsabilità verso gli altri.

Non dimentichiamoci che niente e nessuno potrà mai impedirci di vivere il Vangelo fino in fondo.

Con affetto, Vi saluto e Vi benedico!

† Valerio Lazzeri,
Vescovo di Lugano

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