La nuova traduzione del Padre Nostro? Non è ancora il momento per recitarlo

Pubblicato giorno 25 gennaio 2019 - Educazione e spiritualità, In home page

preghiera

Durante le celebrazioni nelle nostre chiese, a volte ci troviamo in confusione al momento della preghiera del “Padre nostro”. Ecco un bel articolo di don Emanuele di Marco, Cerimoniere Vescovile e Direttore dell’Ufficio Liturgico della Diocesi di Lugano, che ci aiuta a eliminare qualsiasi dubbio su come dobbiamo pregare insieme il Padre nostro.

È dal 2008 che la chiesa cattolica ha conosciuto “la nuova traduzione” del Padre Nostro in lingua italiana. La preghiera più famosa del mondo, le parole di Gesù stesso (in risposta alla sollecitazione degli Apostoli “Signore, insegnaci a pregare”), la formula che compendia il discorso tra Dio e l’uomo di ogni tempo viene messa nelle mani dei cristiani con una formula più consona al linguaggio contemporaneo.
Non appena sono stati pubblicati i nuovi lezionari la nuova versione (“e non abbandonarci alla tentazione”) ha fatto la sua entrata nella liturgia. Tuttavia, dal 2008 al 2018, la preghiera del Signore è rimasta nella versione “vecchia” (“e non indurci alla tentazione”) durante la celebrazione liturgica eccezione fatta per la sua lettura durante la proclamazione della Parola.

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Nel novembre del 2018 l’Assemblea della Conferenza Episcopale Italiana, alla quale la nostra Diocesi di Lugano si riferisce per i testi liturgici di lingua italiana, ha accolto la nuova versione che, prima di essere definita “ufficiale”, necessita di essere approvata dalla Santa Sede.
Per questo motivo non è ancora consentita la recita della nuova formula all’interno della celebrazione dei sacramenti, è necessario attendere che si concluda l’iter che porterà alla pubblicazione della nuova versione del Messale Romano, nel quale sarà inserito anche il Padre Nostro con l’adeguamento di linguaggio particolarmente desiderato da Papa Francesco.
Proprio perché si tratta di un atto profondamente ecclesiale, di comunità, è prescritto che anche nelle nostre parrocchie e nelle nostre assemblee liturgiche si mantenga la recita del Padre Nostro nella forma consueta. Il Vicario Generale Mons. Nicola Zanini ha già esplicitato l’indicazione (vedi articolo), è qui l’occasione per ribadire l’impegno a mantenere la vecchia formula, fino al momento al quale entrerà ufficialmente in vigore.
Pregare già ora il Padre Nostro nella nuova versione crea infatti disorientamento nelle celebrazioni liturgiche (in questa chiesa, con questo parroco quale versione si prega?). L’assemblea liturgica – nella ricchezza dei suoi elementi – è un tesoro di doni che vengono ricevuti e vissuti dalla comunità cristiana, che condivide la fede in spirito di comunità. Anche in questa occasione rispettare il dono di questa comunione ecclesiale è fonte di edificazione personale e della Chiesa stessa.

Articolo dal portale cattolico svizzero Catt.ch

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