“Gloria Dei vivens homo”

Pubblicato giorno 23 maggio 2020 - Educazione e spiritualità, In home page

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Cristo Pantocratore del Duomo di Cefalù

Questa domenica celebriamo la 54ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni sociali. Il tema di quest’anno è: “Perché tu possa raccontare e fissare nella memoria” (Es 10,2). La vita si fa storia. Grazie ai mezzi di comunicazione, in questo tempo difficile della pandemia, siamo riusciti a restare in contatto con la parola e abbiamo cercato il sostegno dei media per partecipare alla “vita comunitaria” di preghiera, unendoci al nostro vescovo, al papa e a tutta la grande famiglia cristiana del mondo.

Con riconoscenza per questo mezzo privilegiato di comunicazione vorrei condividere con voi una riflessione sulla parola di Dio di questa domenica, che ci invita a meditare sulla gloria.

 Dal Vangelo secondo Giovanni (17, 1-11a)

“In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi al cielo, disse: «Padre, è venuta l’ora: glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te. Tu gli hai dato potere su ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato.
Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo. Io ti ho glorificato sulla terra, compiendo l’opera che mi hai dato da fare.
E ora, Padre, glorificami davanti a te con quella gloria che io avevo presso di te prima che il mondo fosse. Ho manifestato il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me, ed essi hanno osservato la tua parola. Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te, perché le parole che hai dato a me io le ho date a loro. Essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato.
Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che tu mi hai dato, perché sono tuoi. Tutte le cose mie sono tue, e le tue sono mie, e io sono glorificato in loro. Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te».
Parola del Signore.”

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Tiziano Vecellio, ”Trinità in gloria”, 1552-1554 ca., 346 x 240 cm, Madrid, Museo del Prado

Carissimi, abbiamo celebrato giovedì la solennità dell’Ascensione di Gesù, che sta al centro del mistero della nostra fede. Con il suo mistero pasquale il Figlio si è inabissato fino agli inferi, per cercare e per salvare l’uomo “perduto”. Perciò il Padre lo ha innalzato rivestendolo con la gloria divina: è la verità della fede celebrata con l’Ascensione.

E infatti questa domenica la parola di Dio ci parla molto dalla gloria. L’abbiamo sentita nominare nella preghiera prima delle letture, nella prima lettera di San Pietro e anche Gesù la ripete: “Padre, è venuta l’ora: glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te… io ti ho glorificato sulla terra… glorificami davanti a te con quella gloria che io avevo presso di te prima che il mondo fosse”. Quindi se si parla tanto di questa gloria. Significa che è una cosa molto importante. La glorificazione deve essere strettamente collegata alla missione stessa del Signore!

Allora potremmo chiederci: “Cosa è la gloria di cui ci parla la parola di Dio di oggi?” Perché – dobbiamo ammettere – nel linguaggio moderne, nel linguaggio comune di oggi, il termine «gloria» richiama soprattutto la fama, uno splendore esterno, magari, qualche volta, anche un po’ artificiale. Da qui la cosiddetta vana gloria.

Credo che siamo tutti concordi che non è proprio bello chiedere agli altri di glorificarci, tanto meno a Dio. Può essere anche il segno di una certa mancanza di modestia e di umiltà il fatto di chiedere agli altri di riconoscere e di darci gloria…

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In ebraico però la parola che significa gloria indica invece l’importanza di un essere nell’esistenza, il suo reale valore, e il suo irraggiamento personale. Quindi il termine ebraico kabōd – che noi traduciamo con gloria – descrive il peso, il peso della grandezza della manifestazione di Dio. Perciò, per l’originale ebraico, a differenza del greco e delle lingue moderne, kabod/gloria non viene a indicare tanto la fama della gloria quanto il peso ontologico, che si impone automaticamente in forza del suo essere. Vista in questa ottica, la gloria è delineata dall’importanza del peso di un essere nell’esistenza.

Questa sottolineatura la considero molto importante sia che parliamo della gloria di Dio, della gloria di Cristo o della nostra gloria. Perché l’importanza e il valore della gloria del nostro Dio, del nostro Signore Gesù Cristo e della nostra stessa vita, non viene dalla considerazione che il mondo decide di offrire, ma viene dalla grandezza intrinseca dell’essere.

Allora la gloria di Dio, del suo unico Figlio e di noi, suoi figli, non sta in un certo riconoscimento apparente o meno degli altri, ma sta nella gloria stessa che si manifesta ugualmente in virtù dell’esistenza, sia che è riconosciuta o negata dal mondo. Quindi, la gloria di Dio è l’espressione di Dio stesso, in tutta la sua grandezza. La gloria di Cristo è Gesù stesso, figlio di Dio, nella pienezza del suo essere, della sua persona e della sua missione salvifica per il bene dell’umanità.

È questa la gloria di cui parla Gesù nel vangelo. Parallelamente, glorificare Dio non significa che dobbiamo offrire al Signore enormi nubi di incenso o concerti di trombe d’oro… Dobbiamo piuttosto riconoscere la realtà di Dio e la realtà di Cristo, il peso della sua gloria divina; e, di conseguenza, la stretta unione che mette insieme la sublime vocazione divina dell’uomo con l’accettazione effettiva della sua condizione di creatura.

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Poi riconoscere la gloria di Dio e l’umiltà della condizione umana non vuol dire negare la gloria. Ma, al contrario, ammettere la chiamata alla partecipazione della gloria divina. Perché tutto il creato il creato, e l’uomo per primo, è orientato alla gloria di Dio. Sant’Ireneo diceva: “Gloria Dei vivens homo” (la gloria di Dio è l’uomo vivente)! Quindi noi glorifichiamo Dio vivendo nella nostra esistenza i frutti del suo essere Creatore, Salvatore e Santificatore (Padre, Figlio e Spirito Santo). Con altre parole diamo gloria al suo nome con la nostra propria partecipazione alla sua gloria, vivendo con fede il mistero del suo essere glorioso! Per questo è verissima l’affermazione: “Gloria Dei vivens homo”.

Carissimi, purtroppo l’uomo può soffocare questo inno di lode al Creatore che pure è scritto nella sua stessa carne, e può costruire «una torre» che raggiunga il cielo e sia segno della gloria dell’uomo. Il risultato è tristemente una ridicola caricatura: un’autentica vana gloria, che è l’opposto del dare e del partecipare alla gloria di Dio.

Giovedì abbiamo celebrato la solennità dell’ascensione: il nostro “Signore della Gloria” è stato glorificato dal Padre, è asceso nella gloria. Adesso nel cuore della Santissima Trinità batte un cuore di carne, il cuore di Gesù Cristo vero Dio e vero uomo. Questo ci deve ricordare che anche il nostro cuore – con tutte le sue aspirazioni celesti e debolezze tenebrose – è chiamato a partecipare alla gloria di Dio.

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Domenica prossima riprenderemo la nostra preghiera comunitaria nella sua forma più alta, quella che ricongiunge la comunità attorno all’altare per celebrare l’Eucaristia. Magari abbiamo ancora tanti dubbi e incertezze su quello che rappresenta il ritorno alla celebrazione comunitaria. Credo che in questo momento dobbiamo comportarci come i discepoli dalla prima lettura: dobbiamo essere “perseveranti e concordi nella preghiera”. Preghiamo chiedendo al Signore il sostegno del suo Spirito, che ci aiuterà a compiere la nostra missione personale e comunitaria. La Chiesa, corpo di Cristo, e noi sue membra, siamo destinati alla gloria di Cristo. Sarà il Signore stesso a guidarci per scegliere la via migliore in cui possiamo lodare la sua gloria e partecipare alla manifestazione della sua gloria.

Quindi, non lasciamoci angosciare da nessun tormento, così come non dobbiamo lasciarci prendere neanche da nessun trionfalismo. Cerchiamo piuttosto di compiere umilmente la nostra missione da singoli discepoli e partecipiamo alla missione dell’unica comunità che formiamo, con la coscienza di essere intimamente uniti alla missione di Cristo: quella di annunciare l’amore di Dio, nonostante l’odio del mondo; quella di costruire l’unità degli uomini, malgrado tutte le divisioni che la società d’oggi deve affrontare.

Ricordiamoci: “la gloria di Dio è l’uomo vivente”. Allora “diamo gloria al suo nome”.
Sia lodato Gesù Cristo.

don Giustino

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