4 ordinaria C – Amici della Parola Vangelo di Luca 4,21-30

Pubblicato giorno 28 gennaio 2022 - Educazione e spiritualità

La domenica 23 gennaio Papa Francesco disse “sia la domenica della Bibbia”.  Oggi, domenica 30 si ritorna sul valore della Parola scritta e l’interrogativo è sempre “che valore ha? Come Dio parla? Come interpretarla? Oppure è Qualcuno che vuole relazionarsi con ogni uomo? La fede del popolo di Israele e dei Cristiani afferma che lungo la storia Dio ha parlato al suo popolo e Gesù è la parola stessa di Dio diventata carne. Quale posizione gli uomini assumono? Come mi posizione con Lui, io che  vado a messa e sento proclamare la Parola di Dio?

Spesso lo rifiutano perché non è conforme ai loro pensieri, ai loro giudizi, alla loro volontà. Non è per questo che ogni profeta o il Messia, Cristo stesso, devono darsi pensiero. La loro missione prevede che siano fedeli al piano di Dio. Tu che mi leggi, capisci la responsabilità del sacerdote che fa la predica? Di cosa deve preoccuparsi? Comprendi come può soffrire il predicatore di fronte al rifiuto dei fedeli? Solo i destinatari devono dare una risposta del tutto libera che permetterà loro di partecipare o di tagliarsi fuori da un progetto vitale di amore, quello di Dio, non il mio.

L’episodio di Nazaret non è un insuccesso, non è la prova che Gesù ha sbagliato tutto.

Nel nostro tempo della comunicazione, della tecnologia, è lecito porsi l’interrogativo: Gesù sa comunicare? Se fosse un cercatore di consensi si sarebbe comportato diversamente. Non fa nulla!   Luca scrive: “Gesù passando in mezzo a loro si mise in cammino”. Diremmo noi “è scivolato via dalle loro mani.” Perché ha agito così? Qual è il suo scopo?

Gesù mettere ognuno di fronte a una sola decisione: ti metti in relazione con Lui o no? Non esistono scappatoie: o lo si accetta o lo si rifiuta, o lo si segue o lo si lascia perdere. Io come sto di fronte a Lui?

Vivo dentro la comunità umana, dentro un popolo, la Comunità dei credenti, la Chiesa. Come ci vivo dentro? I cristiani devono essere comunicatori efficaci da destare l’ammirazione degli ascoltatori? Essere organizzatori eccezionali di eventi o di imprese di carità, che coinvolgono milioni di persone e raggiungono risultati inimmaginabili? No!

Ciò che vale e rimane, ciò che rende veramente feconda ogni parola e ogni azione, è la carità. E Paolo ne descrive i connotati in modo semplice e chiaro perché tutti la possano riconoscere: “la carità tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta….alla fine rimangono tre cose, la fede, la speranza, la  carità, ma la più grande di tutte è la carità”. Tutto il resto prima o poi scompare.

La salvezza è per tutti quelli che si aprono all’Inviato di Dio, quale che sia la provenienza e la condizione. Perché ciò che conta agli occhi di Dio è la fiducia in lui, nel suo amore, non i privilegi acquisiti o i diritti di appartenenza. Solo la carità edifica in modo stabile, perché viene da Dio.

Ami come Dio? Vivi da autentica immagine e somiglianza sua?

Don Gianfranco Quadranti