26 ordinaria C – Amici della Parola Prima lettura (Am 6,1.4-7) – Seconda lettura (1Tm 6,11-16) – Vangelo (Lc 16,19-31)

Pubblicato giorno 23 settembre 2022 - Educazione e spiritualità

Amici cari, ecco la mia meditazione, suggeritami dal cuore, in base al vangelo di oggi e dopo aver letto la lettera apostolica di Papa Francesco sulla liturgia, in particolare sull’eucaristia.

La parabola può essere interpretata in molti modi, secondo il bisogno o il sentire interiore di chi legge. Interpretazione morale? Teologica? Altro???? Io ho cercato di mettermi dentro come cristiano e sacerdote. Il racconto del banchetto, con personaggi ben precisi, rivela il senso ultimo dell’esistenza, perché la vita è qualcosa di splendido. Sulla tavola della vita c’è “ogni ben di Dio”, come si dice. 

Vita in quanto Uomo benestante, da “Epulone”, il mangione, il materialista, il cercatore di appagamento sensibile, tutto e subito solo per me. .e gli altri? Se la vedono loro! In fondo sto vivendo bene. Come tanti altri mi sono accodato alla “divina economia” che mi fa godere la vita…ma non mi sento appagato. Chissà perché?

Vita in quanto sacerdote! Poter godere della stima, degli affetti, degli aiuti della gente, ma….mi manca sempre qualcosa, meglio Qualcuno che dia senso alla vita mia.

Vita! Da povero Lazzaro, nome che letteralmente significa “Dio aiuta”. Dentro l’istituzione Chiesa talvolta mi sento a disagio, incompreso, affamato di cosa? Non lo so bene, ma sono mancante.  Come sacerdote mi trovo inadeguato nel permettere a Gesù di stare in me, di saziarmi di Lui, di farlo passare dentro la vita degli altri. Sono affamato di Cristo e fatico a viverlo.

Com’è il rendiconto finale sulla mia vita? Paradiso o inferno? Queste due situazioni, determinanti il successo o il fallimento della Vita, dove stanno? Solo dopo morte? Non l’accetto! Posso sperimentare paradiso o inferno già qua, dentro questa vita umana e penso che il sacerdote devo essere un segno, un simbolo, un sacramento di Dio! Celebrando l’eucaristia posso sperimentare l’inferno? Certo! Quando mi metto in risalto di fronte alla Comunità, quando mi tormento se non osservo tutte le rubriche liturgiche. Quando la gente diventa assente perché subisce il mio ufficiare e non trovando nulla se ne va chiedendosi: “perché andare a messa, quando non ricevo niente? Meglio star via o cerco altrove”. Ecco l’inferno che sento!

Paradiso come? Quando da sacerdote incontro Gesù, lo vivo in me, lo dono ai presenti perché vivano con Lui Risorto una relazione di amore, attraverso i sacramenti. Quando da me traspare l’umanità del Cristo, quando io scompaio e Gesù traspare, lo si vede e si sente dal mio modo di celebrare, perché sazia la fame di amore, di vita, di fraternità. È paradiso quando se ne vanno a casa con Gesù dentro, quando si sentono stimati e non bacchettati moralisticamente. È paradiso quando si sentono Chiesa del Signore, non Chiesa proprietà del prete che li vuole lì, per sé, lì e non altrove. Brutto l’inferno del clericalismo! Bello il paradiso della fraternità umana! Banchetto della Vita nel Signore, con il Signore, per il Signore, per l’Umanità. Davanti a Dio, che dà vita a tutte le cose, e davanti a Gesù Cristo, che ha dato la sua bella testimonianza di fede, sono chiamato dentro una comunità, la Chiesa, in cammino nella storia, a testimoniare un futuro eterno, “Venite benedetti, al banchetto della vita!”

Don Gianfranco Quadranti